riflettendo che l'amore è quella cosa - Alice Nember
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riflettendo che l’amore è quella cosa

Quando hai superato i 30,
ed il prossimo (imminente) compleanno ti condurrà dritto dritto verso la numerica fatidica vicinanza al 4 davanti;
il bilancio sulla tua vita giorno sì e giorno anche, è prassi consolidata, come il mal di stomaco post cena indiana.

Io sono appassionata cinofila, ergo quando vedo determinati film,
vien da se che mi partono certe paranoie esistenziali, che Daria di MTV spostati proprio.

Questo per dire che, proprio di fronte a due sovrane della commedia hollywoodiana,
mi sono ritrovata a fare pesantissime riflessioni,
che avrebbero ammesso l’utilizzo pazzo e incondizionato del gin lemon.

Primo “Se scappi ti sposo”, comedy made in USA, nella quale la sempre-fighissimissima Julia Roberts, è una provinciale maliarda che per ben 3 volte scappa dall’altare, e si vede impalmare da un sempre-fascinoserrimo Richard Gere, che la capisce come mai prima nessuno.

Ora, a parte la scontata ma doverosa riflessione sul fatto che essendo cresciuta a Fruttolo e film smelensi,
la mia asticella di romanticismo non poteva che essere al limite di arcobaleni ed unicorni;
ciò che mi ha fatto proferire elucubrazioni sulla mindfullness, è stato un particolare:
la sposa che scappa, non sa come le piacciono le uova.

Lei le mangia come le ordinano i suoi partner, e nello stesso modo li asseconda, non facendo della sua persona protagonista assoluta, ma spalla insostituibile.

Solo Lui, l’uomo che è QUELLO GIUSTO, le fa capire che si deve conoscere, e quando alla fine il prete battezza il loro amore, con l’augurio che le reciproche individualità possano arricchire la loro coppia, io mi dico che sta tutto lì.

Che l’amore deve essere quella roba lì, che tu al mare cammini per ore sulla sabbia dopo aver fatto una colazione pantagruelica, e l’amoruccio tuo, se ne sta sul lettino dopo aver bevuto a malapena un caffè, e nessuno dei due cambia, ma tutti e due si vivono le cose belle insieme, e si fanno dei reciproci interessi, delle parentesi che li comprenda entrambi…

Secondo “Il diario di Bridget Jones”, il delirante ed iconico racconto british di una trentenne alle prese con se stessa, la propria singletudine, ed il miglioramento a tutto tondo di se.
…condito ovviamente dall’annosa questione alla quale si sono affacciate i 3/4 del genere femminile: soccombo alla passione per il Bad Boy per eccellenza, che mi mente, mi tradisce, mi ferisce, ma mi fa volare altissimo per quegli 8/10 minuti al mese; oppure mi convinco a guardare oltre la nebulosa stagnante imperfetta, che avvolge quello affidabile, quello che sa cosa dice e che dice solo se fa?

(tralasciamo che la Zellweger, doveva barcamenarsi tra uno Hugh Grant toccato dalla mano di Dio, ed un Colin Firth bello nonostante un maglione natalizio ridicolo…)

Togliamo di nuovo la parentesi nella quale mettiamo tutti i punti di sospensione possibili effetti immaginabili, dove far volare fantasie di una sfigata che ci sta troppo sotto (IO); e ricadiamo anche qui nel menata time, grazie ad una (MIA) similitudine pazzesca con la Bridget…

PERCHÉ PREFERIRE UN IMPIASTRO D’UOMO, buono giusto ad orgasmi fotonici e a farci diventare lo sport preferito delle nostre amiche ammogliate, AD UNO AL QUALE PIACCIAMO COSÌ COME SIAMO!?!?!

Lo sento cosa state pensando: “Stellina, per gli orgasmi fotonici!”, ed io vi dico di no, perché a quelli ci si può pure arrivare…
ad altre cose però NO!

Perché non si raggiunge il fatto che qualcuno si mangi una zuppa blu per te,
ti suoni al campanello per farti una sorpresa,
e ti baci sotto la neve, coprendoti col suo cappotto.
No.
Non lo si raggiunge se uno non ce l’ha nel DNA.

 

E se scegli quelle robe lì:
le uova come piacciono a te, le differenze che uniscono, le zuppe blu ed i cappotti che ti coprono, allora hai vinto tu…
perché nello scegliere quelle robe lì, scegli TE stessa, ti scegli.

E niente.
Ragazze pseudo o presunte tali, sappiatelo, se a tutto questo sono arrivata io… secondo me ce la fate voi pure.