Il (vostro) primo giorno di scuola - Alice Nember
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Il (vostro) primo giorno di scuola

Che settembre è il mio mese preferito, ve l’ho già scritto in ogni modo ed in ogni salsa, quindi non andrei avanti a perpetrare il concetto che divento traghetto per la Sardegna (Piombino – è una battuta bellissima…), ma oggi è il Natale di settembre, ovvero il giorno in cui le scuole ricominciano.

Non era per nulla scontato che arrivasse questo giorno quest’anno.

Ed invece, nonostante Covid e 2020, abbiamo raggiunto anche quest’anno il fatidico primo giorno di scuola!

Sono stata particolarmente felice per le mie amiche mamme, sollevate dall’assenza per qualche ora della progenie, finalmente tornata tra i banchi di scuola… vorrei dire di essere stata altrettanto felice per la mega abbondanza di foto sui social di questa progenie… ma sono stata così ammorbata tutto il giorno che, addirittura io, ho pensato di eliminare il profilo oggi!

Comunque, al di là di questo po-po’ di infantilismo perorato, oggi, primo giorno di scuola, nella mia testa si sono sprecati i momenti Amarcord… il ricordo delle scuole, nelle persone che ancora ho nella mia vita in quelle che ho smarrito per strada, nei volti che ogni tanto compaiono su Facebook, ed appaiono con le loro vite, che sembrano tutte talmente differenti dalla mia… ed al netto delle versioni di greco e dei compiti da copiare sul pulmino, a volte rivorrei quelle sensazioni là, la paura la scoperta la fretta la spensieratezza, il fatto che è tutto è possibile, hai tutto davanti, gli errori sono risolvibili, le scelte le fanno altri… manca un po’ quella cosa lì, quel tentennare che è irreale, che dura poco, che smette presto…

Il primo giorno di scuola è per loro, per quelli che sono fortunatissimi nel poterlo vivere, e nemmeno lo sanno quanto lo rimpiangeranno, quanto mancherà loro… però è così!

…e da brava zietta quale sono, mi piacerebbe che si accorgessero che si devono appuntare dentro le piccole cose, perché con la memoria andranno a cercarle, e vorranno trovarle, abbracciarle nei pensieri, perché possano consolare le cose grosse che saranno a venire, e accadranno loro, inevitabilmente… dolorosamente.

Il primo giorno di scuola non è mai come il secondo, è sempre più brutto, più vuoto, più breve, eppure il secondo non lo si ricorda mai con altrettanta nitidezza… ci sarà un perché…