Cerco un centro di gravità permanente - Alice Nember
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Cerco un centro di gravità permanente

Mia sorella, una sera della settimana scorsa, mi ha chiesto cosa mi stesse insegnando questa crisi.

Lei mi stava parlando di progetti belli e buffi, di decisioni prese, di pensieri fatti e che stava trasformando in realtà, col pc sulle ginocchia, dal divano di casa.

Io l’ho incoraggiata ad informarsi, l’ho incalzata a non far sì che questo resti solamente lo strascico di un isolamento forzato che fa uscire un po’ di testa e dai gangheri, e sono stata tanto orgogliosa di lei, per come riesce ad essere, sempre fuori dal comune in modo così concreto.

Però io le ho detto che questa crisi non mi sta insegnando nulla.
Ed è la vera verità.

La costrizione alla solitudine non mi piace, non ha aspetti positivi, mi sforzo e li trovo, ma la piacevolezza non va forzata, solo dolcemente cullata.

Casa mia è sempre stata la mia isola felice, la mia parentesi serena ed il mio regalo a me stessa post stress, frenesia e stanchezza mentale.
Oggi è una gabbia che mi isola dal mio mondo, ricolma si delle cose che amo, ma comunque una gabbia!

Ho sempre avuto la fortuna(?!) di una testa eccezionalmente veloce, che non è sinonimo di intelligenza acume o chissà quale altro pregio, ma solo un fatto, la mia testa va veloce.

I pensieri non si accumulano mai troppo e troppo a lungo, perché vengono sciorinati senza impegno alcuno da parte mia. Negli anni ho si imparato a chiudere la bocca, per evitare che uscissero facendo più danni della grandine, ma non mi sono mai sforzata granché per mettere loro paletti, divieti di sosta, o cartelli con limiti di velocità.

Ergo mi ritrovo da 30 giorni chiusa in casa, con l’assillo di un via vai di pensieri, idee ed illuminazioni, che vengono vanno, convergono e si incidentano tra loro, ma niente, non insegnano un bel cacchio di niente.

Potrebbe essere frustrante, a tratti lo è, perché per quanto io mi sforzi di iniettare in lei un minimo di ordine ed una parvenza di ottimismo, la natura predominante della mia testa è quella di un beato sguardo disincantato al mondo, nella vastità della ricerca del cazzo che gliene frega di trovare un risvolto utile alla segregazione.

La mia testa si rifiuta di dare una connotazione positiva al periodo.

E sebbene io mi sforzi di indirizzarla, dandole almeno connotazioni benevole e contrite, lei va, con i suoi ricchi pensieri, impegnata nel suo viaggio personale, noncurante di me.

Vorrei odiarmi un po’ per questo, ma la verità è che la mia testa eccezionalmente veloce, è per me, quello che è l’ego per certe persone, ed il pene per certi uomini: una personalità distinta che opera per i fatti suoi. …nonostante mi dovrebbe quanto meno certe spiegazioni!

E niente, avrei voluto riempire il post di progetti ed uno sguardo ben saldo e fiero, verso un futuro oggi ignoto, ma ho scelto di raccontare quella parte di me che oggi la fa da padrona.

 

…se qualcuno sa di un interruttore può commentare la geolocalizzazione, grazie.